È uscito il libro "Pensione Ricca Pensione Povera" + Video Corso in 18 moduli
menù

Pensioni: il rischio pensionistico italiano

16 Novembre 2020

Oltre al rischio demografico e al fatto che viviamo sempre di più, anche per le nostre pensioni si può veramente parlare di un rischio pensionistico italiano. 

Ma come mai? 

Il sistema pensionistico italiano

Per prima cosa vi vorrei far notare come il nostro sistema pensionistico ormai poggia in gran parte solo sull’INPS, il 93,6% dei lavoratori contro solo il 6,4% dei lavoratori che versano in casse professionali.

Oltre metà dei pensionati italiani è assistita dallo Stato in tutto o in parte.

Ciò non era un grande problema finché la popolazione in età lavorativa continuava a crescere e come detto avevamo un esercito di lavoratori in forze.

Fino agli anni novanta del secolo il nostro sistema era fondato su un unico pilastro quello pubblico.

Questo primo pilastro era poi in gran parte alimentato, oltre che dai contributi, anche in parte da chi aveva deciso di indirizzarci il TFR.

Con le riforme del novanta però le cose sono cambiate.

Non abbiamo più un singolo pilastro ma tre.

Il primo pilastro funziona con un sistema a ripartizione.

In pratica se molti pensano che i contributi che accantonano e versano all’INPS serviranno a pagare le loro pensioni future, in realtà quei contributi servono per pagare le pensioni OGGI.

L’idea che invece hanno è tipica di un sistema a capitalizzazione, dove c’è anche una rivalutazione di quanto versato ed è tipica invece dei nuovi pilastri nati con le riforme del novanta.

Il secondo e terzo pilastro sono in gran parte alimentati dai nostri versamenti, sono la parte a integrazione della nostra pensione e sono fondamentali per comporre la nostra pensione complementare.

Questi non sono altro che parte del nostro reddito investito in strumenti finanziari e che sfruttando il tempo si rivalutano potendo così al momento della pensione costituire una rendita vitalizia.

rischio pensionistico italiano

Ma come è andata a distanza di oltre 30 anni?

In realtà guardando lo scenario attuale ci accorgiamo come rispetto agli altri Stati europei ancora abbiamo molto da recuperare.

Come mai? Come mai ancora non è stato capito il valore che può avere pensare a integrare e pianificare la propria pensione nel tempo?

Forse perché non abbiamo capito che siamo italiani e che le nostre pensioni saranno inevitabilmente sempre più basse.

Ma parliamo un po’ di numeri e dati, non vi preoccupate, giusto gli essenziali per capire perché il rischio Italia vale anche per la tua pensione. 

Perché si parla di un “rischio pensionistico italiano”?

Il totale della spesa pubblica è di 862 miliardi di euro, per il nostro welfare state spendiamo circa 453 miliardi di euro, insomma il 54% della spesa pubblica che in totale fa il 27% del PIL.

La popolazione assistita con risorse pubbliche è pari a 52 persone ogni 10.000 abitanti.

Il bilancio dell’INPS è in deficit, di quanto?

Sono 104 miliardi di disavanzo solo nel 2018. 

104 Miliardi che lo Stato italiano ha dato all’INPS per poter pagare pensioni di vecchiaia e di assistenza.

80 miliardi è il peso della parte puramente assistenziale e 24 miliardi sono dalle pensioni.

Senza il trasferimento dallo Stato l’INPS crollerebbe.

rischio pensionistico italiano

Il sistema previdenziale dovrebbe in realtà essere, in condizioni di buona salute, la parte attiva del sistema.

La Repubblica italiana è fondata sul lavoro e sul lavoro si basa anche il nostro sistema previdenziale.

Il lavoro genera reddito e questo reddito in base all’inquadramento e alla categoria di lavoro genera a sua volta i contributi che alimentano e sostanziano le nostre pensioni.

A seconda dell’azienda e del comparto professionale il reddito da lavoro può generare anche contributi alla parte collettiva, il secondo pilastro.

Mentre il nostro lavoro genera risparmio che possiamo investire per costruire la nostra rendita vitalizia, ad esempio contribuendo al terzo di pilastro.

Quindi le nostre pensioni sono finanziate dall’INPS, ma l’INPS è in deficit, e viene finanziata dallo Stato.

Ma come vanno le cose appunto per il nostro Paese?

Eh… seguimi fino alla fine perché sono sicuro che le ultime 2 motivazioni ti sorprenderanno!

Evitiamo di dire che il nostro Stato oggi ha raggiunto una percentuale di debito di circa il 134% e arriverà presto al 160%.

Il mercato del lavoro italiano

Ma focalizziamoci sul mercato del lavoro.

Il mercato del lavoro è composto da lavoratori occupati, disoccupati e non occupati: studenti, NEET, semplici scoraggiati ma anche lavoratori part time.

Sì l’UE considera anche loro, infatti la BCE per rendere più attendibili e raffrontabili le misurazioni ha adottato i criteri di classificazione usati da USA e OECD.

Ciò ha portato la disoccupazione a salire dal 9,5% senza considerare queste nuove variabili al 18%.

disoccupazione italiana pensione

E la quota dei NEET – giovani tra 15 e 29 anni che non lavorano e non studiano è la più alta d’Europa:

rischio pensionistico italiano

Solo i primi, gli occupati, pagano i contributi previdenziali e li pagano come detto in diverse percentuali.

Ma quanti sono? 

Ad oggi abbiamo 23 milioni di lavoratori.

Contro però 16 milioni di pensionati e che sappiamo a causa di diversi fattori demografici continueranno ad aumentare.

E i lavoratori a diminuire.

Sicuramente ora starete pensando, ma figurati, già è tanto se ho un lavoro figurati se avrò la pensione.

Ecco, è proprio qui il punto che determina il rischio pensionistico italiano!

Questa situazione ti fa rimanere confinato al breve periodo, ma cosa ti accadrà nel lungo periodo?

Sì per Keynes saremo morti, ma nel medio?

Arriverai alla pensione e se non ne uscirai vivo cerca di passarla bene, o sbaglio?

Il mercato del lavoro e l’andamento dell’occupazione influiscono come hai visto in maniera sostanziale sulla tenuta e la buona salute dell’investimento.

Vediamolo in maniera sintetica come quindi in Italia se non ci svegliamo a integrare la pensione pubblica saranno guai:

  • meno lavoro o carriere discontinue = meno contributi
  • poi, meno lavoro significa anche = meno tasse e meno consumi quindi meno PIL 
  • MENO PIL= più debito e soprattutto più manovre alla Fornero

Il lavoro nero, anche se pensate che è lavoro, è sicuramente più dannoso e ci getta tutti, noi e i vostri figli ugualmente in un circolo vizioso.

Lo Stato, ma anche tutti noi perdiamo: 108 miliardi ogni anno (dillo bene dà l’idea della perdita).

97 miliardi di tasse e circa 11 miliardi di contributi.

Rischio pensionistico italiano due buoni motivi per pensare alle pensioni

Il rapporto In Italia, ed ecco nuovamente spiegato perché siamo a rischio, c’è un pensionato ogni 1,4 lavoratori occupato.

Nel 2060 avremo 54 milioni di residenti, saremo 6 milioni in meno di oggi, ma…

Gli over 65 aumenteranno, caro Keynes, prima di morire dovremo appunto andare in pensione e passarci un po’ di tempo.

Dagli attuali 22,3% arriveremo al 33% e se già oggi lo Stato deve finanziare l’INPS cosa accadrà nel 2060?

In questo lo Stato deve farsi anche carico di tutelare il mercato perché da un mercato del lavoro malato avremo un sistema previdenziale ugualmente malato.

Dovremo proteggere la finanza pubblica.

Il sistema previdenziale non scaturisce direttamente dalla Costituzione, non c’è alcun articolo che lo prevede, si parla di welfare, ma la previdenza viene considerata solo a livello di legislazione, insomma regolamentata, ma non tutelata.

Pertanto è influenzato dalle scelte politiche.

Prima di tutte tra queste scelte risente delle diverse politiche di gestione delle finanze, dei bilanci dello Stato, che annualmente devono essere aggiornate e triennalmente progettate.

Se ancora mi state seguendo non mi dilungo oltre ma vi lascio con 2 ultimi motivi per cui  si parla di un rischio pensionistico italiano, tanto che le pensioni di noi italiani saranno ancora più basse.

Numero 1. La legge prevede che il Pil venga preso in considerazione per rivalutare il montante contributivo, la parte pubblica per capirci.

Quindi di nuovo se il PIL non cresce sono guai.

Numero 2. Le tasse. 

Negli altri Paesi europei pagano in media il 30% in meno di tasse, per questo i nostri cugini europei riescono così ad accantonare più risorse e forse anche a ricorrere meno al lavoro nero, sebbene su quest’ultima opzione si aprono valutazioni e scenari più complessi.

L’unica consolazione per i pensionati di oggi è che nonostante quel che si dica le nostre pensioni a causa di scappatoie legislative intercorse nel tempo arrivano prima.

Però, per noi che le stiamo pagano è un male perché dovremo pagarle per più tempo.

Capite perché il rischio pensionistico italiano non è di facile risoluzione e dovremmo essere noi per primi a cominciare a preoccuparcene?

Fatemi sapere cosa ne pensate nei commenti.

Video corso “Check-up pensionistico” dove ti spiego esattamente i passi da fare per ottimizzare la tua situazione pensionistica e per scoprire se hai bisogno di correre ai riparo oppure no (prima che sia troppo tardi!)

Danilo Zanni

Lascia un Commento

0Commenti

    Lascia un commento